Il Movimento Valdese

Il movimento Valdese sorse nel contesto dei fermenti che, a partire dal secolo XI, si opposero all'istituzione ecclesiastica quale si configurò con la riforma di Gregorio VII (1073-1085).
Valdo (chiamato in seguito anche Pietro Valdo) era un mercante di Lione, il quale intorno al 1174 si fece tradurre alcuni brani della Bibbia e dei padri della Chiesa dal prete "grammatico" Stefano d'Anse.
Lo stile di vita dei Valdesi era ricalcato su quello proposto da Gesù ai predicatori (cfr. Matteo 10,10 ss.): "Costoro non hanno fissa dimora. Vanno a due a due, a piedi nudi, senza bagaglio mettendo tutto in comune come gli apostoli. Nudi, seguono un Cristo nudo". Con questa cultura teologica i Valdesi rivendicarono il diritto di predicare per tutti. Continuando a farlo nonostante un divieto, nel 1182 furono cacciati da Lione.
Seguì la diffusione del movimento in Europa, in particolare nella pianura padana, dove i Poveri di Lione (così detti in Provenza) furono chiamati "poveri lombardi". In questa regione aderirono al movimento soprattutto artigiani e commercianti. La persecuzione obbligò anche in seguito i Valdesi a nuove emigrazioni e a disperdersi per l'Europa.

Valdesi in Calabria
La presenza Valdese in Calabria iniziò in un periodò ancora non ben precisato, compreso fra la seconda metà del secolo XIII e la prima metà del secolo XV.
Il motivo dell'emigrazione fu con ogni probabilità la necessitò di nuova occupazione, soprattutto nei primi decenni del secolo XIV, a causa della sovrappopolazione delle Valli piemontesi.
Contemporaneamente si diffusero anche in alcune località della Puglia.Torre del castello di Guardia

Luoghi d'insediamento
Le località della Calabria nelle quali giunsero i Valdesi sono situate tutte in provincia di Cosenza, a nord-ovest del capoluogo. 

Guardia Piemontese
Prende il nome dell'antica vedetta ("guardia') sul mare Tirreno. Costruita per avvistare saraceni e pirati in arrivo. Fu circondata da muro costruito dai Valdesi e, per questo, all'inizio del secolo XX, è stata chiamata Guardia Piemontese.

Montalto Uffugo
Fu raggiunto dai Valdesi intorno al 1315. Essi costruirono un borgo intorno alle muro di cinto della cittadina, chiamato poi Borgo degli Ultramontani.

San Sisto dei Valdesi
Oggi frazione del Comune di San Vincenzo lo Costa; i Valdesi vi giunsero nel 1365.
Porta del sangue

San Vincenzo la Costa
Situato a 24 km. a nord-ovest di Cosenza, fu abitato dai Valdesi dopo il 1365.

Vaccarizzo
A nord-ovest di Montalto Uffugo, era già sede di una colonia di ebrei quando, nella seconda metà del secolo XIV, fu raggiunto dai Valdesi.

Casa ValdeseI Valdesi e la Riforma protestante
L'attività principale dei Valdesi era l'agricoltura, seguita dalla pastorizia, dall'artigianato e dal commercio. La loro vita spirituale era animata dal ministero itinerante dei barbi (barba = zio) che periodicamente li visitavano, presentandosi lungo il cammino come commercianti o artigiani. Furono i barbi ad annunciare ai Valdesi di Calabria il sorgere e l'affermarsi della Riforma protestante e l'adesione od essa dei Valdesi di Provenza e dei Piemonte.
A partire del 1557, per iniziativa dei barbi Stefano Negrin e Giacomo Bonelli, ebbe inizio un culto pubblico anche in Calabria. Questo fu la causa determinante delle persecuzioni che seguirono. Il barba Bonelli fu arrestato mentre si recava in Puglia e bruciato sul rogo a Palermo nel 1560. II 16 settembre dello stesso anno, a Roma, venne impiccato e arso il più noto dei predicatori valdesi in Calabria, Giovan Luigi Pascale.
Noto a Cuneo, Giovan Luigi Pascale ero giunto in Calabria nello primavera del 1559, proveniente do Ginevra. Formatosi alla scuola di Giovanni Calvino, predicò a San Sisto e a Guardia, ma il 4 maggio venne arrestato. Incarcerato prima a Fuscaldo e poi a Cosenza e a Roma, fu condannato a morte dall'inquisitore domenicano Michele Ghislieri, il futuro papa Pio V. l'esecuzione avvenne sulla piazzetta oltre il ponte di Costei S. Angelo, alla presenza del Papa Pio IV (1559-1565)
Costume tradizionale occitanoLa persecuzione
Mentre il Pascale era in carcere, la gerarchia tentò di riportare i Valdesi all'obbedienza, e dopo la sua morte ricorse alla repressione. Il vicerè di Napoli, don Parafan de Rivera, esortò i vescovi e i governatori delle province ad impedire la diffusione della Riforma. E Michele Ghislieri, che non ero riuscito o sottomettere il Pascale, inviò in Calabria un altro domenicano inquisitore: Valerio Malvicino, che giunse o Cosenza nel novembre 1560. Malvicino tentò primo con la persuasione, cercò poi d'imporre l'abiuro con minacce di tortura e di morte, e obbligò gli abiuranti ad indossare I'abitello (due strisce gialle con lo croce al centro, che pendevono sul petto e sulle spalle).
Mo i Valdesi non disdegnarono la difeso armata e nel maggio 1561 a San Sisto, inseguiti, uccisero una cinquantina di soldati e il loro comandante, il barone Castagneto, governatore di Cosenza.
Il vicerè ordinò allora una vera e proprio crociata, alla quale vennero associati numerosi delinquenti comuni, liberati a tale scopo dal carcere.
Le taglie imposte aumentavano la loro combattività: 10 ducati per ogni Valdese ucciso, 200 ducati per ogni predicatore catturato vivo. Gli abitanti di San Sisto fuggirono dal paese, ma furono raggiunti nei boschi, alla fine di maggio.

Fuscaldo: castello Spinelli
Il 5 giugno 1561 si ebbe la strage di Guardia. II Marchese Spinelli di Fuscaldo, ascoltando le continue pressioni del suo confessore, l'abate Anania, accettò di perseguitare i Valdesi e studiò uno stratagemma per far entrare il suo esercito in Guardia. Fece vestire i soldati come prigionieri in catene. II comandante, presentatosi alle guardie che presidiavano le porte del paese, domandò ospitalità per la notte per sé e per i prigionieri che dovevano essere trasportati nelle carceri di Fuscaldo. Una volta entrati in Guardia i falsi prigionieri si spogliarono di quelle vesti e, impugnate le armi, sorpresero in piena notte gli abitanti e uccisero nel sonno i "capi-famiglia". Si racconta che il sangue scorreva dalle strade a monte fino alla porta del paese, detta ora "Porta del sangue".
Anche nei paesi vicini la persecuzione ebbe luogo: I'11 giugno furono sgozzati 88 valdesi o Montalto Uffugo sulla scalinata della chiesa di. S. Francesco di Paola e, pochi giorni dopo, altri Valdesi furono portati sul rogo a Cosenza.
Il Malvicino, con due gesuiti, raccoglieva le abiure dei superstiti, imponendo loro l'abitello. Molti Valdesi però cercarono scampo emigrando altrove (Valli piemontesi, Ginevra, ecc.).

Guardia P. - Piazzale e porta della chiesa di S. DomenicoLa "normalizzazione"
I beni dei Valdesi, per un ammontare di 5.000 ducati, furono confiscati.
Dopo il 1563 poté ritornare in possesso dei propri beni solo chi poteva mostrare un certificato di abiura.
Guardia e San Sisto furono i luoghi dove restò il maggior numero dì Valdesi verso i quali fu attuato un'intensa opero di "normalizzazione". 
Fra l'altro fu vietato:
- di chiudere le case con un chiavistello dall'interno. Infatti il chiavistello ero stato messo all'esterno per dare la possibilità ai monaci dell'inquisizione di controllare i movimenti dei membri dello famiglia, in ogni momento dello giornata;
- di riunirsi in gruppi di più di sei persone;
- di sposarsi con giovani del proprio paese;
- di recarsi nelle Volli piemontesi, o a Ginevra. Inoltre, ero obbligatorio:
- ascoltare lo messo ogni mattino prima del lavoro;
- chiedere ogni anno un predicatore per la Quaresima.
La pressione per l'adesione al cattolicesimo fu intensa soprattutto od opero dei gesuiti, fra i quali si distinse lo spagnolo Cristoforo Rodriguez, giunto in Calabria nel 1565. Con lo stesso scopo, nell'ottobre 1616, fu fondato a Guardia un convento di Domenicani.

Piazza chiesa Valdese
La presenza valdese, soffocata a livello religioso e culturale, è ancoro visibile nei costumi e soprattutto nel dialetto di Guardia e di San Sisto, dov'è evidente l'origine dalla lingua d'oc.
A tal proposito non è casuale il gemellaggio con Torre Pellice, cittadina in provincia di Torino, uno dei luoghi più importanti per i Valdesi, effettuato nel settembre del 1983.

Conclusione
La Chiesa Valdese ha voluto avere un punto di riferimento a Guardia non certamente per far proprio in maniera indebita il sacrificio di generazioni lontane.
La storia è di tutti, per cui le persecuzioni e i martiri di ogni tempo appartengono all'intero comunità umana. Cattolici o evangelici che siamo, lo nostra fede e la nostra cultura sono necessariamente caratterizzate anche dalla memoria di questa intolleranza religiosa le cui conseguenze sono giunte fino a noi.
Desideriamo che quella memoria sia assunta all'interno di un progetto di società fraterno e solidale, dove siano superate le discriminazioni e sia garantito il riconoscimento dei diritti di ogni essere umano, insieme al rispetto della sua identità religiosa e culturale.
Per questo a Guardia esiste un Centro di cultura con annesso Museo aperto tutto l'anno e uno Casa Valdese, capace di ospitare una ventina di persone, in quattro appartamenti arredati soprattutto nel periodo estivo.

Montalto Uffugo - Chiesa San Francesco di Paola Arco in Via dei Valdesi

Spioncino prescritto dall'inquisizione Guardia P. - Scoglio della Regina